Che rabbia! Giuliana 19 Febbraio 2024

Che rabbia!

bambina arrabbiata primo piano in bianco e nero

“Fai la brava, non ti arrabbiare”

Questo articolo trae spunto da un lavoro di gruppo a cui ho partecipato durante la scuola di formazione per educatori che sto frequentando (mai smettere di studiare!).

Ci è stato chiesto di indagare l’emozione della RABBIA.

E’ un tema che mi appartiene: la mia indole impulsiva, caratterizzata dal voler risolvere tutto e subito, mi ha dato filo da torcere in gioventù (ed anche ora qualche volta). So bene cosa significhi sentire il fuoco dell’ira che sale e non riuscire a trattenere l’esplosione di parole. Ed il senso di colpa e la tristezza che seguono…

In questo articolo voglio parlarti di alcune peculiarità di questa emozione e fare un focus sulle strategie di autoregolazione. Perché un conto è vivere un attacco di rabbia, un conto invece è passare a stati di ira e furia che sfociano nella cattiveria.

La rabbia è un’emozione fisiologica, tra quelle culturalmente meno accettate

“Fai la brava, non ti arrabbiare” mi diceva mia mamma quando ero bambina, come se rabbia e cattiveria coincidessero.

L’uomo ha in sé un’aggressività strumentale, necessaria per affrontare la vita, superare sfide, raggiungere obiettivi; alcuni stimoli e circostanze, però, portano a oltrepassare la soglia fisiologica ed allora ci irritiamo.

Cosa ci fa letteralmente perdere le staffe?

  • Non sentirci presi in considerazione o ascoltati
  • Non vedere riconosciute le nostre doti, le fatiche, i risultati
  • Sentirci trattati ingiustamente
  • Non vedere corrisposto/riconosciuto l’amore (con tutto quello che ho fatto per te mi tratti così?!)
  • La fissità di pensiero altrui
  • La rabbia di chi ci è accanto
  • La società, la politica, il mondo
  • Il traffico, la coda al supermercato… E così via!

Forse starai pensando: ma io non mi incavolo mai! Ti provoco: ne sei certo/a?

Perché vedi, non strillare, non spaccare oggetti o non lanciare insulti non è sinonimo di “calma vera” … La modalità di espressione della rabbia è legata al carattere ed agli schemi acquisiti in famiglia: alcuni paiono indemoniati, altri restano silenziosi e tranquilli ma si corrodono dentro.

Spesso non ci concediamo di esprimere questa emozione perché è ritenuta squalificante ed allora, spazio al rancore, che invade la testa, il cuore, la pancia. Ed il corpo strilla: gastriti, coliti, emicranie e molto altro.

Cosa fare allora? Se urlo vengo considerato folle, se taccio mi ammalo, quindi?

E’ necessario AUTOREGOLARE la rabbia (e qualsiasi altra emozione quando va “in iper”) disperdendo l’energia in eccesso o convogliandola in azioni creative.

Come autoregolare la rabbia

Ci sono tanti modi per autoregolare la rabbia, ciascuno di noi può definire (con l’esperienza!) quello che meglio si addice alla propria persona. Un consiglio universale però concedimelo…

TRASFORMA QUESTA ENERGIA IN ECCESSO IN STRABORDANTE CAPACITA’ CREATIVA!

E poi…

  • Sei in ufficio e stai per esplodere: rifugiati in bagno o, se ti è possibile, esci per un attimo
  • Sposta il pensiero, distraiti
  • Vai a camminare o fai sport
  • Stai in natura: abbraccia un albero!
  • Ascolta musica, balla e canta
  • Respira!
  • Piangi se ti dona conforto
  • Prendi a pugni un cuscino
  • Lavora con le mani: orto, uncinetto o maglia, legno, ciò che più ami

Questo è ciò che insegno a fare nei laboratori creativi, come quello con Jenny “fiorinmente” (il prossimo sarà il 24 febbraio).

Clicca qui per scoprire gli altri, ce ne sono diversi, per spaziare dal movimento alla creazione.

Se il rimuginìo mentale ti perseguita, ti suggerisco di visualizzarti mentre scrivi su una lavagna tutte le tue rimostranze; immagina quindi di cancellare ad una ad una tutte le parole. La mente si svuoterà e ritroverai la centratura.

Sono curiosa di condividere altri suggerimenti. Se ti va, lascia un commento qui sotto!

Ti racconto la mia rabbia

Dopo una discussione importante con una persona amata, resta spesso il senso di colpa ed il bisogno di ricucire lo strappo. Ogni relazione ha le sue modalità legate al carattere dei soggetti, alla conoscenza reciproca, al “ruolo”. E’ difficile dare suggerimenti.

Ma ti posso dire ciò che deriva dalla mia esperienza…

  • La mia modalità innata: scontro subito e chiariamo! Non funziona in moltissimi casi. Meglio lasciare un tempo, uno spazio, in cui ciascuno si autoregoli e poi affrontare il tema (provato su di me!)
  • Cerco le mie responsabilità, le uniche su cui posso lavorare (non è mai facile!)
  • L’obiettivo non è scoprire chi ha ragione, ma riportare pace ed armonia avendo compreso l’insegnamento
  • Le parole devono essere accompagnate (o sostituite) da un gesto affettuoso come un abbraccio

Ma… Se l’altro non vuole ricucire?

Capita, lo so bene, a volte incomprensibilmente.

Io tendo a tormentarmi per giorni: smetto di soffrire solo quando smetto di cercare la motivazione oggettiva e comprendo che le strade possono dividersi. Ed allora, ringrazio nel cuore per quanto ricevuto ed invio parole di benedizione.

Il processo del perdono è FATICOSO, a volte lungo, ma è indispensabile per rimettere ogni pedina a posto.

La floriterapia è un valido supporto nel riportare equilibrio alle emozioni “impazzite”: indispensabile però che la consulenza sia personalizzata perché spesso la rabbia è solo strumento per esprimere altro (dolore, senso di inferiorità…).

Se desideri maggiori informazioni, contattami!

Ti lascio con questa frase che mi piace molto:
“Non insegnate ai vostri figli a non essere mai arrabbiati: insegnate loro come arrabbiarsi”
(L. Abbott)

E ringrazio M. Gloria, William e Riccardo, inconsapevoli co-autori di questo articolo, miei compagni di corso e di studio.

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