Monga Waratah e dipendenze Giuliana 4 Gennaio 2024

Monga Waratah e dipendenze

Monga-Waratah

Un evento per tutti

Dipendere da qualcosa (o da qualcuno) non è sano, lo sappiamo tutti. Eppure, se ci fermiamo a riflettere, è sottile la linea di confine tra interesse e bisogno, tra amore e ossessione, tra scelta e dipendenza. Anche se siamo forti, anche se non ci serve, anche se, anche se…

La riflessione di questo articolo si lega ad un evento, o meglio, ad un ciclo di tre appuntamenti che indagheranno proprio questa delicata e sottovalutata tematica.

Perché quella linea è così sottile che, a volte, non ce ne rendiamo nemmeno conto…

Un fiore simbolico: Monga Waratah

Essenza del Bush australiano, che in primavera offre fiori grandi e rossi, dal nettare dolcissimo, Monga Waratah è il fiore simbolo di questo ciclo di incontri.

Un buon approfondimento lo trovi a questo link.

Io ne sottolineo invece solo un paio di aspetti, a mio avviso preziosi.
Osserva il suo fiore: sembra una mano aperta, che si offre al passante. Produce un nettare dolce ed inebriante.

Questo è proprio il fiore che si utilizza come accompagnamento (da solo non è sufficiente!) nei percorsi di dipendenza: da cibo, da sostanze, affettive.
Cosa rappresentano in fondo, il fumo, l’alcol, il cibo, le sostanze in genere, se non un dolce richiamo verso un’apparente libertà?
Ma libertà DA COSA??

Tutti noi chiediamo a gran voce la libertà politica, sociale, economica.

Ma qui si tratta di qualcosa che ci tocca ancor più da vicino…

Dipendere e rifugiarsi

La dipendenza vìola il nostro DIRITTO di essere liberi e si materializza in situazioni molto più “banali” e quotidiane: per non voler vivere quel senso di inferiorità o di inadeguatezza, quella solitudine, quell’ansia, quella pressione esterna (o interna), insomma… Per cancellare tutto ciò che ci provoca DOLORE.

Per ogni necessità è un “rifugio” perfetto e ciascuno può trovare in una dipendenza quello in cui sentirsi più appagato, al sicuro.
Ad esempio, cosa placa quell’amore ossessivo per una donna o un uomo se non il fortissimo desiderio di essere visti e considerati?
E mangiare in modo esagerato, famelico, incontrollabile, che fame è? Che tipo di BISOGNO nasconde?

Penso che tu sappia di cosa sto parlando, a livelli diversi lo sperimentiamo tutti: l’uso ossessivo dei social per darsi un’immagine o per placare la solitudine, cannabis contro il “fastidio che sento dentro” e per la voglia di rilassarsi, cioccolato per ritrovare il buon umore, un superalcolico che sigilli le fatiche della giornata… E gli esempi possono continuare all’infinito!

Certo, non a tutti è capitato (o forse sì?!) ma anche solo per un periodo breve e transitorio, sotto diverse sfumature, questa dinamica è davvero diffusa.

E non ha età…

La dipendenza non è una scelta

Oggi più che mai si presenta la necessità di PARLARNE perchè, diciamoci la verità, il tema è spinoso.

Ho iniziato con i miei ragazzi a scuola, osservandoli da vicino. Grazie a loro sono stata catapultata nell’attualità della DIPENDENZA, termine che rifiutano con forza.
Eppure… Prendono in mano la sigaretta ancor prima che suoni la campanella, lotto ogni giorno per non far loro usare il cellulare durante le lezioni, controllano ossessivamente i fidanzati sui social, mangiano di continuo. Cos’è tutto ciò se non dipendenza?

Per tornare a Monga Waratah: gli insetti, quando il fiore non è ancora aperto, entrano richiamati dal dolce nettare e restano intrappolati.
Un simbolo calzante dell’impossibilità di decidere quando smettere, quando allontanarsi, quanto e come “dipendere”!

“Mi fido di me: la libertà di non dipendere” questo è dunque il titolo del mio/nostro ciclo di incontri, in partenza il 25 gennaio (parteciperanno accanto a me altri professionisti) aperto a tutti coloro che non temono il confronto.

Se desideri informazioni per partecipare, contattami!

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